Pubblicata il: 5 Dicembre 2023
TENUTA DI GHIZZANO, PISA, PT.1
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La vendemmia era già iniziata da qualche giorno quando abbiamo visitato l’azienda vitivinicola 𝐓𝐞𝐧𝐮𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐡𝐢𝐳𝐳𝐚𝐧𝐨; l’atmosfera era quella magica tipica di questi momenti, quando l’attesa di un anno finalmente termina ed inizia il duro lavoro in vigna. Siamo sulle Colline Pisane, nell’antico borgo di Ghizzano nel comune di Peccioli, dove la famiglia Venerosi Pesciolini, fondatrice dell’azienda, vive sin dall’ottavo secolo, quando Nambrot, il capostipite e Cavaliere di Carlo Magno, giunse nel piccolo borgo toscano dando il via ad una lunga dinastia che perdura ancora oggi. Curiosamente, se potessimo fare un viaggio nel tempo ancora più indietro, magari a qualche milione di anni fa, da queste parti troveremmo il mare. Questa presenza è testimoniata da un terreno costituito da sabbie argillose più o meno calcaree ma soprattutto da resti di fossili marini, soprattutto conchiglie. Oggi invece sono solo dolci e morbide colline verdi, dove ai borghi come Ghizzano si alternano boschi, uliveti e le splendide geometrie dei vigneti. La storia vitivinicola di Tenuta di Ghizzano vede un punto di svolta negli anni ottanta del ‘900, quando il Conte Pierfrancesco Venerosi Pesciolini alza il livello qualitativo dell’azienda dando vita al Veneroso, dedicato al loro antenato Veneroso Venerosi, che per primo si dedicò alla coltivazione della vite. La Storia dunque (quella con la S maiuscola, che parla di fatti e vicende avvenute nei secoli) alla Tenuta di Ghizzano di certo non manca. Ma quello che ci ha colpito è la modernità del loro agire, guidato da una filosofia che trae spunto sì dal passato ma che dal passato si è affrancata ed anzi, lo utilizza per vivere e lavorare meglio nel presente. Parliamo infatti di un’azienda certificata biologica (dal 2008) e biodinamica (dal 2018), attestati entrambi ottenuti grazie ad un lavoro attento e costante in grado di rendere il terreno vivo e vitale, in grado di fornire alla pianta le sostanze necessarie per crescere e difendersi dagli attacchi esterni. Ma, a parere nostro, al di là dell’importanza che ricoprono, non sono solo i certificati a fare un’azienda virtuosa. Come dicevamo prima è il loro agire, quello che fanno in vigna prima ed in cantina poi, a determinarne l’oggettiva qualità. Uno degli aspetti che qui abbiamo riscontrato e che ci piace sottolineare è il rispetto dei ritmi della natura; quelli che a noi umani, abituati alla frenesia, sono poco congeniali e che con fatica riusciamo ad accettare. I 18 ettari di terreno vitato sono tutti coltivati a regime biodinamico, mentre nei restanti – in totale l’azienda possiede circa 350 ettari – vi sono oliveti, cereali, boschi e pioppeti in grado di garantire una biodiversità utile nella gestione di un territorio così vasto.
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